Il vero viaggiatore sa che il viaggio è importante quanto la meta. Anzi spesso di più, perché esso è movimento, trasformazione, conoscenza. Tuttavia egli, raggiunta la meta, sa come goderla; la vive, e poi, quando vuole, riparte verso un'altra destinazione.

martedì 25 aprile 2017

27-31/03/2017: APPENNINO PARMENSE, in camper e bici

Area camper di Berceto
Solleticata, da un amico “virtuale”, la mia curiosità intorno alle colline parmensi, una zona che non conosco, propongo a Marco una fuga di qualche giorno (al momento di più non si può) per andarle ad esplorare, ovviamente in bici, il mezzo meccanico ideale per godere al meglio i luoghi e la natura. La logistica comporta la ricerca di aree camper situate in punti strategici, dai quali poter partire agevolmente per le nostre escursioni a due ruote. Essendo la provincia parmense amica del turismo itinerante, non mi è difficile individuare alcune località idonee allo scopo. La prima tappa è prevista a Berceto, che offre una bella area attrezzata e gratuita in Via San Francesco da Sales (si paga soltanto 5 euro al giorno per l'allaccio alla corrente, presso l'edicola in paese). Così, pieni di aspettative, partiamo da casa nel pomeriggio e siamo a destinazione giusto in tempo per contemplare un magnifico tramonto.




28/03/2017: VAL BAGANZA - PASSO DEL SILLARA - VAL PARMA 
Anello Berceto - Passo del Sillara – Bosco - Corniglio – Curatico – Signatico – Calestano – Berceto
(85 km – 1.851 metri di dislivello+ in mountain bike, su asfalto)


Berceto, ore 8: guardo perplessa il termometro che segna 3°C e mi vien da ridere, visto che ho portato con me soltanto l'abbigliamento primaverile ed estivo. Mannaggia, oggi ci sarà da barbellare dal freddo! Per fortuna, una volta attraversata la statale della Cisa ed esser scesi per alcune centinaia di metri, iniziamo subito a salire ed a scaldarci. Seguiamo le indicazioni per Corniglio, imboccando la SP 74 che, in circa 8 km e 450 metri di dislivello+, ci conduce al Passo del Sillara (1200 metri slm), il valico che collega le valli dei torrenti Parma e Baganza. La natura da queste parti stenta a svegliarsi. Gli alberi sono ancora completamente spogli e gli unici colori che ravvivano l'ambiente sono quelli delle primule, delle violette e dei crocus. 
Scendiamo per 7 km, godendoci lo splendido panorama delle montagne innevate, che si stagliano di fronte a noi. A Marra saliamo di nuovo per 3-4 km e, dopo Bosco, scendiamo sulla SP40 in direzione di Corniglio. Proseguiamo, quindi, sulla SP13 e, poco dopo Vestola, deviamo a sinistra per Curatico. Percorriamo 2 ripidi km asfaltati ed altri 2 sterrati, prima di renderci conto di aver sbagliato strada. Torniamo giù, all'incrocio, e continuiamo ancora un po' sulla SP40, finchè notiamo la strada giusta per Curatico, più ampia della precedente, ma altrettanto ripida, con pendenze che oscillano tra il 9 ed il 13%. Finora il traffico è stato davvero irrilevante. Pedaliamo nella pace e nel silenzio di luoghi poco abitati; per lo più si tratta di fattorie o agriturismi. 
Superiamo le piccole frazioni di Costa Venturina, Signatico, Alpisella, Canesano e, dopo 7 km abbastanza impegnativi, planiamo verso Calestano, passando, pertanto, dalla Valle del Parma a quella del Baganza, torrenti dall'alveo ampio, ma asciutto. Non ci resta che svoltare a sinistra ed affrontare gli ultimi 24 km di dolce salita sulla SP15, che ci innalzerà, dagli attuali 417 metri di quota, agli 852 di Berceto. Completiamo, così, un bel giro ad anello nel Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano, dove non è mancato il magico incontro con una famiglia di cervi. Ci siamo osservati attentamente per un breve istante, dopo di ché le bestiole si sono dileguate nella fitta macchia, senza darci il tempo di fotografarle. E pazienza se i km da 77 sono diventati 85 ed il dislivello è lievitato a 1850 metri, a causa di quello stupido sbaglio di strada: una scusa in più per dar libero sfogo alla voglia infinita di goduriose cibarie, che mi assale verso la fine di ogni giro in bici: tipiche allucinazioni da fame del ciclista!




29/03/2017: TORRECHIARA E MONTECHIARUGOLO (in camper)
In mattinata, con calma, raggiungiamo Torrechiara ed il grande parcheggio gratuito per bus, camper ed auto, situato nel piccolo borgo, ai piedi dello scenografico castello. 
Castello di Torrechiara
Tramite una ripida rampa, guadagniamo l'ingresso all'imponente maniero e paghiamo 4 euro a testa per la visita. E' ben conservato e, seppur privo di arredi,  all'interno si possono ammirare bellissimi affreschi. Percorriamo le sue sale e i suoi cortili in lungo e in largo, curiosiamo liberamente in ogni angolo e, sulle torri, ci soffermiamo ad ammirare il paesaggio che da qui si domina: da questa posizione elevata, infatti, si ha una splendida vista su tutta la vallata del Parma e sulle prime propaggini dell'Appennino. Prima di andarcene, passiamo dall'Ufficio Informazioni. Non trovando opuscoli con proposte di itinerari ciclistici nel territorio, mi accontento di una saponetta alla delicata fragranza della famosa Violetta di Parma. Prossima meta: Montechiarugolo. Lasciato il camper nell'ampio parcheggio all'ingresso del piccolo paese, con quattro passi arriviamo davanti al cancello del bel castello, dove scopriamo che, nel mese di marzo, la visita è consentita soltanto durante il fine settimana. Pazienza! E', comunque, un buon posto per trascorrervi la notte.


30/03/2017: SULLE STRADE DEL PROSCIUTTO E DEL PARMIGIANO
Anello Montechiarugolo – Urzano – Capoponte – Lagrimone – Nerviano degli Arduini - Montechiarugolo (Parma)
(76 km – 1007 metri di dislivello+ in mountain bike, su asfalto)


Per la serie “Ciclisti allo sbaraglio in quel di Parma”, partiamo dal castello di Montechiarugolo e, in 6 km pianeggianti, raggiungiamo Traversetolo. Proseguiamo, poi, in falsopiano per altri 13 km sulla SP 98, deviando, quindi, per Urzano. Una volta abbandonato il fondovalle, la strada s'inerpica sulla collina inclinandosi paurosamente, con rettilinei che toccano il 15-16% di pendenza. Continuiamo in direzione di Mozzano e Antreola, sempre leggermente piegati in avanti sul manubrio per evitare che le bici si impennino. Finalmente, dopo 4 interminabili km, scolliniamo ed iniziamo a scendere verso Castelmozzano e Capoponte, zona con la più alta concentrazione di prosciuttifici del parmense. Qui, imbocchiamo la SP665R, seguendo le indicazioni per Tizzano (senza arrivarci) e salendo di nuovo per 5 km poco impegnativi. 
Procediamo, infine, ancora in salita, per Bosco, Cisone, Carpaneto e Antognola, pervenendo, dopo circa 6 km ed un paio di saliscendi, a Lagrimone (713 metri slm). Ci concediamo una sosta per recuperare le energie e, senza fretta, ci avviamo verso Neviano degli Arduini, nota per i suoi caseifici che producono il famoso Parmigiano Reggiano. Rimaniamo più o meno in quota per 5 km, osservando i morbidi rilievi che si estendono intorno a noi, dopo di ché affrontiamo una lunga, panoramica discesa, interrotta da una breve contropendenza poco prima di Neviano. All'incrocio con la SP98 giriamo a sinistra ed in falsopiano torniamo a Montechiarugolo, ripercorrendo la medesima strada dell'andata. 
Le colline parmensi in questo periodo sono splendide. Qua, a quote più basse, la natura si sta risvegliando e gli alberi da frutto, con i loro rami fioriti, regalano un'atmosfera primaverile di rara bellezza. Purtroppo, non aveva nulla di magico e poetico la bisciona che stava attraversando la strada proprio al nostro passaggio. All'urlo disumano, che non ho saputo trattenere alla sua vista, la malcapitata, disorientata, alzando la sua testolina, è scattata velocemente in avanti con quel tipico movimento ondulatorio dei serpenti. Penso di averla spaventata a morte, poverina!
In serata ci trasferiamo a Salsomaggiore Terme, nell'area camper di Via Antonio Gramsci. Nonostante si trovi vicino alla stazione ferroviaria, tutto sommato, è tranquilla.




31/03/2017: PASSO DI PELIZZONE E CASTELLO DI BARDI
Anello Salsomaggiore Terme - Pellegrino Parmense - Passo di Pelizzone - Bardi - Varano Dè Melegari - Pellegrino Parmense - Salsomaggiore Terme
(114 km – 1.895 metri di dislivello+ in mountain bike, su asfalto)


Castello di Pellegrino Parmense
Avendo come meta il castello di Bardi, partiamo da Salsomaggiore Terme seguendo la SP359R, che ci condurrà, dopo 10 km in falsopiano ed altri 4 di salita al 7-9% di pendenza, dapprima al Valico di S. Antonio (650 metri slm) e, poi, con una discesa di 6 km, a Pellegrino Parmense, borgo dominato da un piccolo maniero medievale, che si erge sulla sommità di un dolce rilievo. Quindi, sempre sulla medesima strada, raggiungiamo Bore, percorrendo 17 km in leggera salita ed alcuni saliscendi. All'incrocio, svoltiamo a sinistra e saliamo ancora per 3 km, scollinando al Passo di Pelizzone (1.021 metri slm), dove una lunga discesa di 10 km ci deposita, infine, all'antico nucleo di Bardi, con la sua imponente fortezza arroccata su uno sperone roccioso alla confluenza dei torrenti Noveglia e Ceno. 
Castello di Bardi
Il castello, purtroppo, in questo periodo dell'anno, è aperto soltanto il sabato. Un po' delusi, consumiamo la nostra merenda seduti su una panchina, e, poi, ci avviamo verso Varano Dè Melegari, scendendo 4 km sulla SP28 e percorrendone altri 25 in falsopiano lungo la valle del Ceno, torrente che, poco più avanti, confluirà nel Taro. 
Anche qui il castello Pallavicino è chiuso. Non ci resta che tornare a Pellegrino Parmense, deviando sulla SP 30. I 10 km di dolce salita scorrono veloci sotto le nostre ruote, come pure i successivi 2 in discesa, ma soffriamo una sete bestiale, in quanto le fontanelle sono tutte chiuse. Per fortuna riusciamo a rifornirci d'acqua prima di risalire al Valico di Sant'Antonio ed affrontare gli ultimi 7 km di ascesa al 6-9% di pendenza, al termine dei quali, non ci rimangono che 4 km di discesa ed altri 10 in falsopiano per concludere questo bel giro, su e giù per le colline parmensi. 
Le temperature abbastanza elevate e la mancanza di fontanelle aperte lungo la strada, ci hanno creato, però, qualche difficoltà. Su un percorso di 114 km, siamo riusciti a riempire le borracce solo a Bardi ed a Pellegrino Parmense. 
A questo punto, comunque, non posso esimermi dal fare un elogio agli automobilisti parmensi, sorprendentemente rispettosi dei ciclisti. Tutti, camionisti inclusi, ci sorpassavano ad almeno un metro e mezzo di distanza. 
Castello di Varano dè Melegari
Si sarebbe potuto pensare di essere in Germania o Svizzera, se non fosse stato per le strade dissestate, devastate da profonde crepe sull'asfalto. In ogni caso, il traffico è stato contenuto e abbiamo, per lo più, pedalato in luoghi tranquilli, dove gli unici rumori erano quelli prodotti dalle motoseghe o dai tagliaerba. 
Veder volteggiare nel cielo due bellissimi falchi, a pochi metri di distanza, nei pressi del Passo di Pelizzone, è stata la ciliegina sulla torta di questa magnifica giornata. Un'emozione inaspettata, da togliere il fiato!
(PS: Purtroppo, la visita di Salsomaggiore Terme, salterà, dovendo rientrare velocemente a casa, al termine del nostro giro in bici, a causa di un lutto in famiglia. Sarà per un'altra volta!)



venerdì 21 aprile 2017

15-20/03/2017: IMPERIA E DINTORNI, IN CAMPER E BICI

Imperia
Non si contano le volte in cui ho trascorso qualche giorno di vacanza in Liguria. Quasi sempre in bassa stagione, lontano dalla ressa, snobbando le spiagge e spendendo il mio tempo scorrazzando in bicicletta soprattutto nell'entroterra, ma talvolta, inevitabilmente, anche lungo la costa. Tra gare ciclistiche ed escursioni, da me progettate ed effettuate, ormai di strade ed itinerari ne conosco abbastanza, ma c'è ancora tanto da scoprire. Perciò, spero di avere la possibilità di tornarci spesso, per appagare la mia inesauribile curiosità e rimpolpare la mia conoscenza di questa splendida terra. Stavolta la nostra destinazione è la Liguria di Ponente e, più precisamente, Imperia ed il suo hinterland.

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DIARIO

15/03/2017: Grumello – Ormea (320 km)
Fontana a Ormea
Partiamo dalla provincia di Bergamo con il nostro camper e andiamo direttamente ad Ormea. In effetti Ormea non c'entra niente con la Liguria: si trova in Piemonte, nella provincia di Cuneo, però al confine con quella di Imperia, e, già che siamo in zona, ne vorrei approfittare per fare un giro in bici lungo la valle del Tanaro, che da tempo mi intriga. Ad Ormea, in Via Orti (GPS: N44.14235 – E7.90565), c'è una bella area camper in riva al torrente, al costo di 10 euro, senza allaccio alla corrente e con Camper Service. Quest'ultimo, nel periodo del nostro soggiorno, tuttavia, era inutilizzabile, in quanto invaso dalla sabbia, e, forse per tale motivo, non ci è stato chiesto di pagare alcunchè. Ovunque, sono ancora ben visibili i danni causati dall'alluvione dello scorso novembre, purtroppo. Prima di cena facciamo due passi in paese, distante circa 500 metri. Pur essendo passata da questo piccolo borgo medievale diverse volte, non ho mai avuto la possibilità di addentrarmi nei suoi caratteristici vicoli ed è stato un vero peccato, perché Ormea ha un centro storico davvero carino. Acquistiamo qualche prodotto tipico, sorprendendoci delle numerose botteghe che ancora sopravvivono, fortunatamente, da queste parti, e, poi, torniamo al camper.

16/03/2017: Giro in bici nell'alta Val Tanaro: Passo delle Fascette – Colletta Le Salse – Col di Nava (Piemonte/Liguria)
(57 km - 1243 metri di dislivello+ in moutain bike, su asfalto)




Oggi andiamo ad esplorare l'Alta Valle del Tanaro (che si estende all'estremità sud-occidentale del Piemonte, al confine con la Liguria), risalendola fino alla Colletta Le Salse (1623 m), con l'intenzione di completare un anello che tocchi i borghi di Monesi e San Bernardo, per far ritorno ad Ormea attraverso il Colle di Nava.
Dall'area camper di Ormea, in 5 km di falsopiano, raggiungiamo Ponte Nava. Al bivio teniamo la destra e proseguiamo costeggiando il Tanaro, inoltrandoci in una valle che si rivelerà incredibilmente amena. I primi 10 km fino alla frazione di Viozene sono pedalabili, mentre i restanti 11 km, che conducono alla Colletta Le Salse, transitando dal Passo delle Fascette (1200 m), diventano più aspri, con pendenze che sfiorano, in alcuni punti, il 12%. A bordo strada notiamo un'ottima segnaletica, con cartelli che indicano l'altitudine e le pendenze dei vari segmenti successivi; strada, purtroppo, non in buono stato, spesso invasa da sabbia e ghiaietta, con frequenti buche. Dopo Viozene, scendiamo per un breve tratto e ci infiliamo nella selvaggia gola delle Fascette, con le sue alte pareti a strapiombo, dove il torrente Negrone (che insieme al Tanarello forma il fiume Tanaro) scorre sul fondo di uno spettacolare canyon scavato nella roccia. Ad Upega, solitaria borgata situata in una splendida e soleggiata conca, arriviamo in falsopiano, dopo una breve rampa. Poi, continuiamo a salire, osservando la neve che, via via, abbonda sempre più sui versanti delle montagne ricoperti di larici ed abeti. L'acqua dei ruscelli che gorgoglia ed i raggi del sole che penetrano tra gli alberi, creando bellissimi giochi di luce, donano una piacevole sensazione di benessere. 
Scolliniamo a quota 1623 metri, valicando la Colletta Le Salse. Davanti a noi si apre un vasto panorama sulle Alpi Liguri, con cime che superano i 2000 metri d'altezza. Impossibile filmare e fotografare il magnifico paesaggio con il sole di fronte, ahimè! Quindi, affrontiamo una bella discesa, con vista sugli abbaglianti campi da sci innevati. La frazione di Le Salse ci sembra il luogo adatto ad una pausa ristoratrice, avendo alle spalle già oltre 20 km di ascesa, più o meno impegnativa. Dopo di ché, seguiamo le indicazioni per Monesi, pervenendo ad un bivio: a destra, la strada militare per Limone Piemonte (la quale ripercorre l'antico tracciato della “Via del sale”, che, dal Colle di Tenda e mantenendosi in quota, raggiunge Monesi di Triora, in Liguria, attraverso il Bosco delle Navette), mentre, a sinistra, quella per Monesi di Mendatica, verso la quale ci dirigiamo. 
Qui, ci aspetta una brutta sorpresa. A dir il vero, a Ponte Nava avevamo visto l'avviso della chiusura della strada tra Upega e Piaggia a causa di una frana, ma speravamo si potesse passare con la bici, come a volte capita. Quello che si presenta davanti ai nostri occhi, invece, è un disastro immane: si è letteralmente staccata una fetta di montagna, che ha trascinato con sé alberi, strade ed abitazioni. C'è ancora un edificio in bilico sul precipizio; davvero impressionante! Non immaginavamo certo una cosa del genere. Tutti gli accessi al paese sono chiusi con cancelli di rete metallica. Sarebbe il caso di tornare indietro. Marco, però, vuol vedere se c'è la possibilità di aggirare l'ostacolo. Con non poca fatica, spingendo le bici in alto, sopra la frana, e calandole, poi, da alcuni muretti, riusciamo a portarci dall'altra parte del paese. Col senno di poi, sicuramente non lo rifarei. 
A questo punto, non ci resta che scendere, ammirando, alla nostra sinistra, una bella catena di montagne spruzzate di neve. Giunti a San Bernardo, al bivio, svoltiamo di nuovo a sinistra per il Colle di Nava, che, da qui, dista 8 km. La strada riprende a salire leggermente, ingannando Marco, che si toglie la mantellina. Beffardamente, poco dopo, inizia una lunga e fredda discesa all'ombra, che ci condurrà dapprima a Nava, sulla SP 100, poi a Ponte Nava, sulla SS28 ed, infine, in veloce falsopiano, ad Ormea.
Purtroppo, presumo che non sarà possibile ripercorrere questo anello per molto tempo: i danni, provocati dalla frana all'intero paese, sono veramente ingenti. Marco, pessimisticamente, addirittura dubita che si possa ripristinare lo status quo ante ed afferma che Monesi diventerà l'ennesimo borgo fantasma d'Italia. Non so davvero cosa dire, se non che mi dispiace infinitamente.



17/03/2017: Passo San Bernardo di Conio da Vessalico e Rezzo
(48 km – 882 metri di dislivello+ in mountain bike su asfalto)




La giornata si preannuncia ottima. Cielo azzurro e temperatura gradevole, come ieri, del resto. Ci mettiamo in marcia di buon'ora, avviandoci verso Pieve di Teco, alla ricerca di un posteggio per il camper. Lo troviamo soltanto a Vessalico, prima di entrare in paese, presso il parco pubblico. Scaricate le bici, torniamo al bivio per Dezzo, dove giriamo a sinistra e proseguiamo fino al successivo incrocio, svoltando ancora a sinistra, sulla SP17. 
La strada è deserta e sale costantemente, ma senza strappi cattivi, per una quindicina di chilometri, tra infiniti boschi. Il manto stradale lascia un po' a desiderare e sull'asfalto giacciono parecchie pietre rotolate giù dai pendii della montagna. C'è quasi da aver paura! L'entroterra ligure è così un po' dappertutto: pare abbandonato a se stesso. Non si notano segni di manutenzione e la terra sembra sgretolarsi davanti ai nostri occhi. Dopo Rezzo, notiamo, improvvisamente, tre ruscelli che convergono in un unico corso d'acqua e una scaletta di sassi alla nostra destra. La risaliamo incuriositi, abbandonando per un attimo le nostre bici sulla strada. Di certo non ci aspettavamo di trovare un bellissimo ponte in pietra a cavallo di uno dei suddetti ruscelli, con pozze d'acqua color smeraldo e cascatelle gorgoglianti. Ci attardiamo un po' in questo piccolo paradiso, dopodiché, rimontiamo in sella e continuiamo a salire. Passiamo da un versante esposto a sud, e quindi al sole, ad uno esposto a nord, e pertanto all'ombra, finché scolliniamo a S. Bernardo di Conio. A questo punto iniziamo a scendere verso S. Bartolomeo e, poi, ancora a destra, sulla SP 95. La traccia del mio dispositivo GPS, ad un certo punto, vorrebbe che noi si deviasse sulla SP 22 per Cartari, ma, al bivio per quest'ultima località, vedendo il cartello di “strada chiusa”, Marco, con ostinazione, mi impedisce di procedere in quella direzione. 
Scendiamo ancora 3-4 km sulla SP 95, sperando di trovare altre indicazioni stradali, ma stiamo andando completamente fuori zona. Così, non ci resta che fare dietro front e imboccare la SP 20 per Pieve di Teco, sbucando, ahimè, dopo 9 km di discesa, sulla famigerata Statale 28. Svoltiamo, quindi, a sinistra, superiamo incolumi una piccola galleria e, rapidamente, raggiungiamo la rotonda, che ci libera dall'incubo. Prendiamo, infine, la prima via a destra e, poco dopo, ci ritroviamo allo stesso incrocio con la SP17 di qualche ora fa. Ripercorrendo a ritroso la strada di stamattina, arriviamo nuovamente a Vessalico. Una doccia veloce e, poi, via, con il camper, verso Imperia. Domani si corre la Milano-Sanremo e non mancheremo di fare un po' di tifo ai corridori lungo l'Aurelia. L'area camper “Francy Park”, con Camper Service, ma senza elettricità, si trova in Via dei Giardini, vicino al Simply Market, proprio a ridosso dell'Aurelia. Paghiamo 10 euro (dall'1/6 al 30/9 il ticket sale a 13 euro), solo con monete (all'interno del Simply c'è una macchinetta per procurarsele, eventualmente).




18/03/2017: anello Imperia – Dolcedo – Valloria – Vasia – Imperia 
(Km 43 – dislivello non si sa, perchè mi sono dimenticata di caricare il Garmin, in mountain bike su asfalto)




Che giornata bigia! Non è il massimo pedalare con un cielo così nuvoloso e l'aria intrisa di umidità. Tuttavia, l'idea di andare a scoprire, finalmente, dopo tanta attesa, alcuni borghi caratteristici alle spalle di Imperia, mi elettrizza. 
Dolcedo
Prima di entrare in centro città, alla rotonda, seguiamo le indicazioni per Dolcedo, che raggiungiamo dopo 6 km di salita blanda. Il paesino, con le sue case colorate, spicca sul verde delle colline circostanti. Sono otto le borgate che lo compongono e tra queste scorre il torrente Prino, scavalcato da cinque ponti che collegano le varie frazioni, tra cui il suggestivo Ponte Grande, con la sua unica arcata a sesto acuto. Proseguiamo, poi, per Prialè, ma, dopo 1 km, al bivio, deviamo verso Valloria e saliamo per altri 6 km dolci, circondati da immense distese di ulivi, coltivati su terrazzamenti sorretti da muretti a secco. Valloria è “il paese delle porte dipinte”. Un piccolissimo borgo medievale di 42 abitanti, la cui particolarità è data dalle sue 150 porte dipinte. Infatti, ogni anno, d'estate, pittori di fama internazionale e giovani artisti, si ritrovano qui e dipingono le porte di case, cantine o stalle, come se fossero tele. 
Valloria
E' divertente andare alla scoperta di tutte queste opere d'arte, su e giù per vicoli tortuosi e passaggi coperti. Ad ogni angolo, sgrano gli occhi ed emetto gridolini di meraviglia. Che splendore! Difficile andarsene da questo posticino incantato, ma dobbiamo continuare il nostro giro. Ritorniamo giù, all'incrocio precedente, e svoltiamo a sinistra, in direzione di Vasia. La stradella riprende a salire senza pendenze eccessive, ma pure senza tregua, per 8 km, fino a Pantasina, sempre immersa negli uliveti. Poi procede in falsopiano per 3 km, passando sul lato opposto della valle e, una volta raggiunto Vasia, inizia a scendere dolcemente, per una quindicina di chilometri, verso Imperia. Possiamo ammirare il suo inconfondibile profilo, che si staglia contro il blu del mare, man mano ci avviciniamo alla costa. Ci ritroviamo, così, al punto di partenza, dopo 43 km e non so quanti metri di dislivello; in ogni caso, di pianura non se ne è vista, o quasi. 
Imperia
Un giro breve, ma interessante, che ci ha permesso di conoscere un altro piccolo lembo dell'entroterra ligure, ormai sempre più deserto, abbandonato ed in balìa di forze naturali che lo stanno, piano piano, erodendo. Se nessuno se ne occuperà, prima o poi questa bellissima terra si lascerà andare completamente e, allora, sarà troppo tardi per porvi rimedio, ahinoi!
In serata partiamo alla volta di Camporosso e dell'area camper Nervia, che si trova in Via 1° Maggio n. 28, (tel. 3280386624), ma facendo lo sbaglio di uscire al casello autostradale di Bordighera, anziché a quello di Ventimiglia, con la conseguenza di trovarci a percorrere (con un po' di patema d'animo, io) strade ripide, strette e tortuose. Paghiamo 18 euro (16 euro se si sosta più di una notte), escluso l'allacciamento alla corrente, ma l'area è moderna e ben attrezzata, con diversi rubinetti dell'acqua a disposizione delle 60 piazzole, CS, bagni e docce pulitissimi, bar, braceria, parco giochi, WiFi e spiaggia ad oltre un chilometro. Tutte cose di cui noi non abbiamo bisogno, ma ormai è tardi e ci fermiamo qui.

19/03/2017: Dolceacqua - Val Roja - Col di Tenda 

Dolceacqua
Il check out dell'area camper è previsto per le 10 e, a quell'ora, ci avviamo verso la Val Nervia. Avevo programmato un bel giro in bici da queste parti, che prevedeva, tra l'altro, la scalata alla Colla di Langan, ma, stamattina, al nostro risveglio, il cielo in quella direzione era livido ed ho preferito rimandare il tutto ad una giornata soleggiata. Quando sono in trasferta in luoghi che non conosco, voglio pedalare godendomi il paesaggio che mi circonda nel migliore dei modi, cosa che, con la pioggia o il maltempo, diventa impossibile. Pertanto, abbiamo optato per la visita di Dolceacqua. Le uniche due possibilità di sosta per i camper sono: nei pressi del cimitero (sempre sulla strada principale, la SP 64) oppure, poco più avanti, in un parcheggio cui si accede attraverso una ripida rampa. Il borgo sorge lungo il torrente Nervia, dominato dalla fortezza dei Doria, ed è uno dei più belli che io abbia mai visto. 
Dolceacqua
La parte antica si è sviluppata attorno alla rocca, su vari livelli e a gironi concentrici, collegati tra loro da ripide scale. Appena superato lo scenografico ponte romano a schiena d'asino ed oltrepassata la porta d'ingresso, si ha subito la sensazione di fare un tuffo nel passato. Sarà per gli stretti caruggi, i passaggi coperti, gli archetti medievali tra una casa e l'altra o i vicoli lastricati che s'inerpicano verso il castello, sarà per la poca luce che a fatica penetra attraverso gli alti edifici, ma qui si respira davvero un'aria d'altri tempi e l'insieme è molto suggestivo. L'unico rammarico è che, a causa della spessa coltre di nubi, le foto da me scattate risultano un po' spente e non danno pienamente l'idea della bellezza del posto.
Nel pomeriggio, con un sole che spacca le pietre, ci avviamo verso il Col di Tenda. Che tempo burlone! Vedere un cielo così limpido e azzurro, proprio quando, per noi, è giunta l'ora di tornare a casa, accentua ancor più quella piccola sofferenza che accompagna ogni rientro dalle vacanze. Sofferenza presto mitigata, però, dall'attraversamento della splendida Val Roja: immersi nella calda luce che precede il tramonto, ci godiamo l'incanto e la suggestione di questo luogo straordinariamente selvaggio. Un ultimo regalo offerto da madre natura, prima di infilarci nel lungo tunnel che ci sputerà in Piemonte. Dopodiché, con una bella discesa a tornanti, approdiamo in Valle Stura. Ci fermiamo per la sosta notturna all'area camper di Borgo San Dalmazzo (segnalata, con CS), in Piazzale Vittime delle Foibe, non mancando di acquistare, in paese, per la gioia del palato, i buonissimi “cuneesi”, cioccolatini al liquore tipici della città piemontese e famosi in tutto il mondo.


20/03/2017: rientro a casa. 




sabato 15 aprile 2017

22/02-03/03/2017: LA STRADA DELLE MIMOSE (ROUTE DES MIMOSAS) IN CAMPER E BICI




Foto reperita sul web
Nel sud della Francia, tra Grasse e Bormes-les-Mimosas, corre una strada che, tra la fine di gennaio e la metà di marzo, si colora d'oro. E' la Route des Mimosas ed è uno spettacolo fuori dal comune, soprattutto lungo il Massiccio del Tanneron, dove si trova la più grande foresta di mimose d'Europa. Potevo io resistere alla curiosità di vedere con i miei occhi questa meraviglia della natura? Un po' in bici, ma soprattutto con il camper, abbiamo percorso i 130 km della strada dorata (e non solo) che, tra l'altro, tocca piccoli borghi medievali, sospesi tra la costa e le montagne. Che dire ... La luminosità dei paesaggi, l'inebriante profumo che vi si respirava, il giallo che esplodeva contro l'azzurro del cielo terso, mi hanno dato una sferzata di energia e catapultata di colpo in piena primavera.
Suggestiva e selvaggia anche la Corniche d'Or, il tratto di strada panoramica lungo la costa, tra Mandelieu e Saint Raphael, dove il rosso delle rocce dell’Esterel contrasta con il blu cobalto del mare ed il verde intenso dei pini marittimi.
Un itinerario da favola, da percorrere in inverno, per godere appieno di questi splendidi luoghi senza la ressa dei turisti.

DIARIO

22/02/2017: mercoledì (percorsi 324 km in camper)

Dalla provincia di Bergamo raggiungiamo S. Stefano al Mare, in Liguria, dove passiamo la notte nel parcheggio per camper di Marina degli Aregai (GPS: N43.83720 – E7.90614), in riva al mare (si paga dalle 8 alle 12 e dalle 15 alle 19: 1,50 l'ora oppure 10 euro per 24/h). Noi paghiamo 3 euro, dalle 17 alle 19.

23/02/2017: giovedì (percorsi 111 km per Grasse + 46 per Fayence = 157 km in camper)

Grasse
Alle 8 siamo già in viaggio verso Grasse, inizialmente sull'Aurelia, ma, poi, visto il gran traffico nell'attraversare i paesi lungo la costa, a Menton entriamo in autostrada, anche se sappiamo che è un po' esosa: infatti, i tre pedaggi ci costano in totale 11,40 euro (2,30+2,30+6.80).
A Grasse lasciamo il camper nel posteggio della Decathlon, in Rue de la Madeleine (GPS: N43.65526-E006.93832) (ma si può parcheggiare anche presso la stazione ferroviaria, se c'è posto) e solo per la visita della città, non per la sosta notturna. Il bus, che in 10 minuti ci porta in centro, è sempre quello della linea C; noi lo prendiamo a La Mariegarde e la tariffa è unica: euro 1,50 a testa.
Grasse è una piccola cittadina multietnica, famosa per i suoi laboratori di profumo. Visitiamo soltanto il centro storico, pedonale e abbastanza contenuto, con le sue piazze, le sue fontane, la cattedrale di Notre Dame, la torre dell'Orologio, ecc. Un gran numero di botteghe ed attività commerciali sono chiuse. Si respira un senso di abbandono e non possiamo fare a meno di notare - passeggiando tra i suoi vicoli stretti ed acciottolati, sui quali si affacciano alti edifici, che sicuramente hanno visto tempi migliori - l'elevato numero di extracomunitari che ci vive, di gran lunga superiore agli autoctoni. Neppure si può ignorare la pulizia delle strade e dei loro cigli; né i panni stesi ad asciugare alle finestre e nemmeno il profumo persistente che si respira nell'aria, proveniente dai negozietti che espongono saponi ed erbe provenzali. Per non parlare del forte aroma di cacao, nei pressi della Maison du chocolat: da svenimento!
Lascio Grasse sgomenta: mi aspettavo una città elegante e signorile ed invece l'ho trovata piuttosto decadente e trasandata, un po' stile bohémien. Non riesco a capire se mi sia piaciuta o meno. Certamente ha un suo fascino e una sua personalità.
Dopo pranzo partiamo alla volta del Massiccio del Tanneron. Raggiungiamo Pégomas e, poi, andiamo in direzione di Mandelieu, ma per poco, perchè, alla nostra destra, scorgiamo il cartello segnaletico che ci indica la giusta via. Ci immettiamo, così, nella D38, la famosa “Route des mimosas”, che s'inerpica su per la montagna, attraversando una meravigliosa foresta di mimose, unica in Europa. Mai visto niente di simile in vita mia. Potrei usare mille aggettivi, ma non riuscirei proprio a renderle giustizia. Per assistere a questo spettacolo della natura, si deve necessariamente percorrere questa strada tra la fine di gennaio e la metà di marzo, durante il periodo di fioritura delle mimose, quando il giallo esplode prepotente sui dolci pendii. Non vedo l'ora di ripassare di qua domani in bici, per godermi con tutta calma tanta bellezza. Dopo una discesa e un'altra risalita, sbuchiamo sulla D37, strada trafficatissima, che, a sinistra, porta sulla costa, a Mandelieu-la-Napoule, mentre, a destra, permette di arrivare ancora a Grasse e ad altri villaggi, tra cui Fayence, dove abbiamo deciso di trascorrere la notte nell'unica area camper della zona (Impasse du Grand Jardin; GPS: N43.62272 – E006.69077), gratuita (solo 3 posti in parcheggio misto), con camper service (carico acqua: 4 euro per 15 minuti). In alternativa, per il carico e lo scarico dell'acqua, a Callian c'è un altro camper service, presso l'autolavaggio (rotonda “Market”) in Chemin des Combes n. 43, segnalato, 2 euro per 10 minuti.

24/02/2017 – venerdì (percorsi 70 km in camper)

La mattinata si presenta uggiosa, con un vento che porta via. Non è questo il tempo che avevo sognato per il giro in bici nella foresta di mimose. Dato che, quando sono in vacanza, mi disconnetto sempre da Internet, non posso consultare le previsioni meteo, ma sono sicura che la giornata ideale non tarderà ad arrivare. Nel frattempo andiamo ad esplorare la zona: sono sempre curiosa di sapere quali strade si prestino al cicloturismo e quali, invece, sia preferibile evitare. Da Fayence percorriamo a ritroso la strada di ieri fino alla D37, deviando, poi, sulla D237, che ci consentirà di raggiungere Mandelieu. E' nostra intenzione approfittare del maltempo per visitare questa cittadina portuale, che ha una fortezza sul mare. La strada si restringe e diventa ad una sola corsia, mentre sale tortuosamente e senza protezione tra i boschi dell'Adrette de l'Esterel, bellissimi seppur ancora in veste invernale. Dopo una decina di chilometri scendiamo verso Mandelieu. Ci risulta che l'unica sosta possibile sia presso il supermercato Geant, a 2 km dal centro, ma, nonostante noi si giri e rigiri tutt'attorno, non riusciamo a trovare un posto adatto per parcheggiare. Quindi, torniamo a Fayence sull'incantevole strada dell'andata e riserviamo il resto della giornata al relax.

25/02/2017 – sabato: Massiccio del Tanneron (percorsi 74 km e 1302 metri di dislivello+ in mountain bike, su asfalto)

Route des Mimosas, verso Tanneron
Finalmente ci siamo: cielo limpido e azzurro, sole caldo e assenza di vento. Eccola qua la nostra giornata ideale per una bella pedalata nella foresta di mimose! Partiti da Fayence, superiamo 5 rotonde sulla D562 e, poi, giriamo a destra sulla D37. Attraversiamo il lago di St. Cassian su un ponte un po' stretto, ma gli autisti francesi sono molto rispettosi e ci superano lasciando tanto spazio tra noi e loro oppure stanno pazientemente dietro. Una delle cose che mi rallegra oggi è che pedalerò senza ansia e senza mandare nessuno a quel paese: sentirsi rispettati è una sensazione bellissima. Comunque, noi siamo ciclisti disciplinati e cerchiamo sempre di non intralciare il traffico. Dopo una dozzina di chilometri arriviamo all'incrocio con la D38, che imbocchiamo, iniziando subito a salire verso il Massiccio del Tanneron, prima dolcemente (4-5%), in un bosco di querce, e, in seguito, appena un po' più aspramente (7-9%), man mano che la foresta s'infittisce e si colora d'oro: uno spettacolo unico al mondo ed un profumo che dà alla testa, ma per niente fastidioso, come avevo temuto. 
Route des Mimosas, verso Mandelieu-la-Napoule
Arriviamo, dopo 11,5 km di salita intervallata da una contropendenza di circa 2,5 km, alla località di Tanneron. Qui, continuiamo in discesa per 2 km e, al bivio per Mandelieu, svoltiamo a destra sulla D138, salendo per altri 5 km circondati dalle mimose. Alcuni alberi hanno delle fronde talmente immense da sporgere sulla strada formando un mezzo arco dorato sopra le nostre teste: una poesia per gli occhi! 
Pur essendo sabato, non c'è un gran traffico, così possiamo goderci tutta questa meraviglia in santa pace. Immagino che, tra un paio di settimane, quando le mimose saranno ormai appassite, questi luoghi perderanno un po' del loro fascino: la strada, purtroppo, diventa d'oro soltanto per un mese e mezzo all'anno: dalla fine di gennaio alla metà di marzo, ma, adesso, io davvero non so proprio dove buttare gli occhi, tanto è rigogliosa la fioritura. Un luogo paradisiaco!
Mandelieu-la-Napoule
Intanto scolliniamo e ci lanciamo nella bella e dolce discesa verso Mandelieu-la-Napoule. Qui, il giallo delle mimose contrasta con l'azzurro del cielo ed il blu del mare, che appare all'orizzonte, dandomi una sensazione di euforia. Curva contro curva, arriviamo sulla costa. Il traffico è abbastanza intenso, ma ne usciamo tranquillamente, dirigendoci verso Pégomas. Prima del paese svoltiamo a sinistra per Tanneron. Anche questa salita non presenta strappi cattivi e, dopo 6 km, forse i più belli mai pedalati in vita mia, tra enormi alberi di mimose e secolari querce da sughero, scolliniamo di nuovo a Tanneron. A questo punto, non ci resta che ributtarci in discesa verso il lago di San Cassian e, poi, risalire a Fayence, da dove siamo partiti stamattina, portando negli occhi e nel cuore scenari da favola ed il ricordo di un'aria profumatissima ed inebriante. Altro che aromaterapia!

26/02/2017 – domenica: (percorsi 83 km in camper).

Collobrières
Partiamo da Fayence seguendo le indicazioni per Drauguignan ed immettendoci, quindi, sulla D562. Percorriamo una bella strada a due corsie, non trafficatissima, ma senza spazio per le bici, fiancheggiata da giovani querce e pini marittimi. Guardo con curiosità le belle e strane forme degli alberi spogli, mentre procediamo con calma attraverso una zona montuosa, ricoperta da boschi, nella regione del Var. Dopo 20 km giriamo a sinistra, sulla D25, verso Le Muy, strada sempre a due corsie, che s'inerpica per 10 km sul pendio di una montagna, senza protezioni laterali, se non rare e basse staccionate in legno o muretti in pietra; questi ultimi sicuramente più gradevoli alla vista degli orrendi guardrails in lamiera. Scendiamo, poi, tra i vigneti, avendo alla nostra sinistra il Massiccio dell'Esterel, di fronte quello dei Mauri e a destra una vasta pianura. A Le Muy svoltiamo a destra, prendendo la direzione di Aix en Provence (DN7). Il paesaggio, qui, è un po' noioso: ai centri abitati, si alternano ancora vigneti ed aree industriali. 
Collobrières
A Vidauban proseguiamo per Le Cannet des Maures e Le Luc, raggiunti i quali, ci immettiamo sulla D97 per Gonfaron. Dopo circa 20 km, deviamo sulla D39, essendo, la nostra destinazione finale odierna, Collobrières. Quello che ci aspetta non lo sappiamo: seguiamo le istruzioni del nostro navigatore e ci infiliamo in una strada stretta (ci passa giusto il camper), senza protezioni laterali, ma asfaltata di fresco e, per fortuna, deserta. Saliamo per 9 km, senza aver più possibilità di far manovra per tornare indietro, attraversando uno splendido bosco di querce, in uno scenario selvaggio e spettacolare. Valichiamo, così, con il fiato sospeso, il Col de Fourche, nel Massiccio dei Mauri, e, con una lunga discesa di 11 km, ignorando il bivio per Grimaud, sbuchiamo alle spalle di Collobrières (paese della castagna). Lasciato il camper al Parking du Stade, all'ingresso del paese (GPS: N43.23753 – E006.31643, gratuito, su fondo erboso), facciamo due passi nel piccolo, grazioso borgo, tipicamente provenzale, con un bel ponte in pietra, che avremo cura di evitare (max 3,5 t), quando sarà il momento di ripartire, optando per la via centrale.

27/02/2017 – lunedì: (percorsi 32 km per Bormes-les-Mimosas + 10 per Cavalière = 42 km in camper)

Bormes-les-Mimosas
Avrei desiderato, oggi, ripercorrere il Col de Fourche in bici, ma, al nostro risveglio, il cielo è così livido che, codardamente, vi rinuncio. A malincuore, riprendiamo il nostro viaggio lungo la D14 con il camper. Raggiungiamo Pierrefeu du Var e, poi, sulla D12, La Londe e Bormes-les-Mimosas, dove facciamo una sosta per visitare l'antica cittadina medievale, tappa iniziale (o finale, a seconda del senso di marcia che si desidera tenere) della Route des Mimosas. Imitando altri camperisti, approfittiamo del grande parcheggio del supermercato Casinò, dove, per un minimo di correttezza, facciamo anche rifornimento di cibo ed acqua. Quindi, con una camminata di circa 20 minuti, saliamo al piccolo borgo arroccato su un promontorio roccioso e dominato dalle rovine di un castello. 
Il cielo è sempre plumbeo, ma Bormes è un tripudio di colori e profumi inebrianti; non per niente è stato riconosciuto come uno dei più bei villaggi fioriti di Francia, vantando la bellezza di oltre 700 specie di piante rare. Passeggiando lungo i suoi vicoli stretti e ripidi, tra fontane, passaggi coperti e botteghe artigianali, si respira un'atmosfera tranquilla, rilassante. Camminiamo su e giù per le pittoresche vie, sulle quali si affacciano antiche case dai caratteristici tetti di tegole rosa e dai muri in pietra rivestiti da coloratissime bouganvilles, finchè le prime goccioline di pioggia ci inducono a ritornare al camper.
Cavalière
In pochi minuti raggiungiamo Cavalière, distante una decina di chilometri, e l'area sosta attrezzata per camper in Boulevard des Acacias n. 462 (GPS: N43.15257° - E006.43170° - 20 euro con CS, corrente e WIFI, che si estende su un ampio terrazzamento prativo, a 50 metri dal mare e a 200 dal centro). Ci fermiamo qui, essendovi, su tutta la costa, divieti per la sosta dei camper (a Cavalaire-sur-Mer, 15 km più avanti, in Rue du Docteur Pardigon, c'è solo il Camper Service ed il divieto di parcheggio). Ci godiamo, nonostante il brutto tempo, una piacevole passeggiata sulla spiaggia, in centro, nonchè nella splendida foresta di mimose e querce da sughero, dai tronchi giganteschi, scoperta, così, per caso, nel nostro errare senza meta e senza fretta.

28/02/2017 – martedì: (percorsi 34 km per Sainte-Maxime + 27 per La Motte = 61 km in camper)

Effettuate le operazioni di carico/scarico, ci spostiamo verso Rayol-Canadel-sur-Mer, con l'intenzione di visitare il Domain du Rayol, un immenso giardino con gran varietà di piante provenienti dalle zone mediterranee del mondo. Pare sia un posto eccezionale, dove le colline boscose della Corniche des Maures si specchiano nell'acqua blu del mare. Mi sarebbe piaciuto discendere Les Escaliers Monumentaux, che nel passato, quando non vi erano tante strade, permettevano alla popolazione di raggiungere la spiaggia. L'unica possibilità di sosta sarebbe davanti all'Ufficio Turistico, ma alcune macchine, mal parcheggiate, occupano tutto lo spazio disponibile. Pertanto, siamo costretti a rinunciare alla visita. Proseguiamo per Sainte Maxime, sulla litoranea che fiancheggia il mare, ma la cittadina ci appare caotica e poco caratteristica, perciò prendiamo la via dei monti. Imbocchiamo la D25 e facciamo rotta verso La Motte, a meno di 30 km di distanza, dove c'è un'area camper gratuita e tranquilla, con CS, in Lotissement Les Hauts de la Nartuby n. 19 (GPS: N43.48864° - E006.54233°, max 24 ore, 10 posti). Oggi il tempo è stato un po' ballerino, alternando nuvole, sole e temporali.

01/03/2017 – mercoledì: (percorsi 33 km per La Garde Freinet + 15 per Port Grimaud + 8 per Sainte Maxime = 45 km in camper)

La Garde Freinet (resti di un forte)
Meta odierna: La Garde Freinet, Ci avviamo verso Vidauban e la DN7, deviando, quindi, sulla D48, strada ad una sola corsia, ma non proprio stretta, che incrocia la D558 a due corsie, con gran traffico e TIR che marciano veloci. Dopo 33 km, lasciamo il camper in un ampio parcheggio all'ingresso del paese e ci incamminiamo lungo un ripido sentiero, che ci porta ai resti di un forte e ad un'altissima croce col Cristo. Scendiamo, infine, al paese, che è piccolo e poco attraente, ma qui troviamo la baguette migliore di questo viaggio e le folate di vento più violente, tanto che a fatica riusciamo ad avanzare.
Grimaud
Risaliti sul camper, proseguiamo sulla D558 per Grimaud (strada a due corsie con spazio per le bici), che raggiungiamo dopo 9,5 km. Una possibilità di parcheggio si trova presso le Poteries Trois Terre, lungo la strada, oppure presso il cimitero, vicino al mulino. Visitiamo il bel borgo, percorrendo le sue antiche vie lastricate, che conducono ai ruderi del castello. Anche qui molti esercizi pubblici sono chiusi, ma immagino che d'estate il paese si rianimi.
Prossima tappa Port Grimaud, un ex villaggio di pescatori, sorto su una laguna e racchiuso da alte mura, distante soltanto 3 km. L'area camper attrezzata è in Chemin des Mùres n. 449 (GPS N43.28003° - E006.57884°). Parcheggiamo, ma non riusciamo a capire dove si ritiri il ticket per il pagamento. La sbarra è già aperta e nell'area c'è solo una cassa automatica che consente di pagare dopo aver inserito il ticket (15 euro). Mah! 
Port Grimaud
Ci avviamo verso il porto, dove rimaniamo un paio d'ore, gironzolando qua e là lungo ponti e canali, su cui si affacciano abitazioni color pastello, ognuna con il proprio attracco privato per le barche. Tornati all'area camper, i pochi mezzi, che erano parcheggiati al nostro arrivo, non ci sono più, pur essendo ormai le 18, orario in cui, solitamente, i camperisti si fermano per la notte. Siccome ci sembra tutto molto strano, decidiamo di trasferirci alla grande area camper di Sainte Maxime, 8 km più a nord, di fronte al Mc Donald, in Route du Plan-de-laTour n. 58 (GPS: 43.31663° - E006.63050° - centro a 2 km, costo di 5 euro, CS esterno).

02/03/2017 – giovedì (percorsi 22 km per Frejus + 4 per Saint Raphael + 135 per Santo Stefano al Mare = 161 km in camper)

Corniche d'Or
Ci dirigiamo verso Frejus, perchè sono curiosa di vedere, in particolare, il chiostro medievale della cattedrale di Saint Léonce, edificato su due livelli, con il soffitto delle gallerie in legno dipinto e rappresentante figure di animali, chimere, ecc. Purtroppo, troviamo ovunque divieti di sosta per camper e tutti i parcheggi hanno la sbarra per impedirne l'ingresso, pure quelli distanti dal centro e a pagamento. Peccato veramente! Non ci resta che continuare verso Saint Raphael, dove si ripete la stessa storia di Frejus: divieti di sosta ovunque per i camper, anche al porto. Alcuni camperisti hanno parcheggiato ugualmente lì, ma su tutti i parabrezza è stato posto, non si sa da chi, un foglio bianco con scritto che è stata avvisata la polizia municipale. 
Corniche d'Or
Ci accontentiamo di quel poco che possiamo vedere percorrendo il lungomare a bordo del nostro mezzo. Pazienza! Tra poco inizia uno dei tratti più suggestivi della Costa Azzurra: la Corniche d'Or, con le meravigliose rocce rosse del Massiccio dell'Esterel che si tuffano nel blu del Mediterraneo. Per fortuna, lungo la strada ci sono delle piazzole che ci consentono di fermarci per ammirare il paesaggio e fare delle foto. Quando manca lo spazio per la sosta, percorro chilometri a piedi pur di aver la possibilità di fare qualche scatto, mentre Marco, con il camper, va alla ricerca di un posteggio. 
Corniche d'Or
C'è da dire che la vita del camperista mantiene in forma, visto che siamo spesso costretti a parcheggiare in culo ai lupi, con la conseguenza di dover macinare ogni giorno chilometri su chilometri. Infatti, nonostante durante questa vacanza mi sia abbuffata di dolci e baguettes, non sono aumentata di un etto.
Trascorriamo gran parte della giornata in questo luogo incantevole. Il cielo è limpido e azzurro, il sole piacevolmente caldo. Respiro a pieni polmoni l'aria salmastra, correndo su e giù per i sentieri, tra le rocce a picco sul mare e gli altissimi pini marittimi. Profumo di resina, voli di gabbiani e sciabordìo di onde che s'infrangono sugli scogli. Che paradiso! 
Costa Azzurra
I paesaggi marini mi mancavano. Li adoro, ma solo d'inverno o, al massimo, all'inizio della primavera. Mi sento divinamente bene, come non lo ero da un po' di tempo a questa parte. Felice e spensierata, posso adesso far ritorno a casa. Cannes, Antibes, Nice e, poi, su, per la strepitosa M6007, che ci regala una vista mozzafiato sul promontorio di Cap Ferrat e sulla baia di Montecarlo. E, dulcis in fundo, discesa spettacolare verso Menton ed il confine italiano.
Se Dio vorrà, non sarà un addio, ma un arrivederci. Non so resistere ai profumi, ai colori, ai sapori, ai borghi seducenti, alla luce meravigliosa della Costa Azzurra e della Provenza. Impossibile non subirne il fascino!

03/03/2017 – venerdì: rientro a casa (percorsi 324 km in camper)

Totale km percorsi: 1.278
Costo carburante: circa 170 euro
Giorni di vacanza: 10

Abbiamo sostato:

  1. S. Stefano al Mare, in Liguria, parcheggio per camper di Marina degli Aregai (GPS: N43.83720 – E7.90614), in riva al mare (si paga dalle 8 alle 12 e dalle 15 alle 19: 1,50 l'ora oppure 10 euro per 24/h).
  2. Grasse: posteggio della Decathlon, in Rue de la Madeleine (GPS: N43.65526-E006.93832).
  3. Fayence, area camper in Impasse du Grand Jardin; GPS: N43.62272 – E006.69077, gratuita (solo 3 posti in parcheggio misto), con camper service (carico acqua: 4 euro per 15 minuti). In alternativa, per il carico e lo scarico dell'acqua, a Callian c'è un altro camper service, presso l'autolavaggio (rotonda “Market”) in Chemin des Combes n. 43, segnalato, 2 euro per 10 minuti.
  4. Collobrières, grande parcheggio per camper (Parking du Stade - GPS: N43.23753 – E006.31643), gratuito, su fondo erboso.
  5. Bormes-les-Mimosas, parcheggio del supermercato Casinò.
  6. Cavalière, area sosta attrezzata per camper in Boulevard des Acacias n. 462 (GPS: N43.15257° - E006.43170°) - 20 euro con CS, corrente e WIFI. Si estende su un ampio terrazzamento prativo, a 50 metri dal mare e a 200 dal centro. Su tutta la costa ci sono divieti per la sosta dei camper (a Cavalaire-sur-Mer, 15 km più avanti, in Rue du Docteur Pardigon, c'è solo il Camper Service ed il divieto di parcheggio).
  7. La Motte, area camper gratuita e tranquilla, con CS, in Lotissement Les Hauts de la Nartuby n. 19 (GPS: N43.48864° - E006.54233°, max 24 ore, 10 posti).
  8. La Garde Freinet, ampio parcheggio all'ingresso del paese.
  9. Grimaud, sulla strada, presso le Poteries Trois Terre, oppure parcheggio presso il cimitero, vicino al mulino.
  10. Port Grimaud, area camper attrezzata in Chemin des Mùres n. 449 (GPS N43.28003° - E006.57884°) - 15 euro
  11. Sainte-Maxime, area per camper di fronte al Mc Donald, in Route du Plan-de-laTour n. 58 (GPS: 43.31663° - E006.63050° - centro a 2 km, costo di 5 euro, CS esterno).