Il vero viaggiatore sa che il viaggio è importante quanto la meta. Anzi spesso di più, perché esso è movimento, trasformazione, conoscenza. Tuttavia egli, raggiunta la meta, sa come goderla; la vive, e poi, quando vuole, riparte verso un'altra destinazione.

martedì 11 luglio 2017

18/06/2017: LAGHI DI FUSINE DA CAMPOROSSO IN VALCANALE (Friuli Venezia Giulia)

(38 km - 400 metri di dislivello, in mtb, su asfalto)

TRACCIA GPS

La Ciclovia dell'Alpe Adria, che passa proprio accanto al parcheggio degli impianti sciistici, dove ci siamo posizionati con il camper, è comodissima per spostarsi in bicicletta nel tarvisiano, lungo la Val Canale, il Canal del Ferro e la Valle dello Slizza. Ed è quest'ultima che risaliamo dolcemente, con le nostre mountain bike, per raggiungere i laghi di Fusine; quello inferiore lo guadagniamo dopo uno strappo assassino, mentre quello superiore continuando ancora alcune decine di metri in salita e, quindi, con una breve discesa. Un sentiero, da percorrere esclusivamente a piedi, consente di fare il periplo dei due laghi di origine glaciale, i quali sono collegati tra loro da altri sentieri che serpeggiano in fitti boschi di abete rosso. Un posto da favola, che trasmette serenità e imponenza, dove le cime maestose del Mangart si specchiano nelle limpide acque dei due piccoli bacini. 
Rimaniamo a lungo in questo luogo da sogno, godendoci la pace e la bellezza del paesaggio, in completa sintonia con la natura. E' il rombo dei tuoni in lontananza ad interrompere tutto l'incanto, inducendoci a battere in ritirata prima che sia troppo tardi. Ma il temporale è più veloce di noi e, nella sua corsa, non ci risparmia una bella secchiata d'acqua. Repentinamente rispunta il sole e, in men che non si dica, torniamo asciutti. Una volta a Camporosso, la nostra attenzione viene catturata da un cartello segnaletico, che indica la presenza di un faggio secolare. Sono troppo curiosa per non cogliere l'occasione. Attraversato il paese, ci inerpichiamo lungo una rampa tremenda, che mi fa subito pentire della malsana idea avuta. Per fortuna, dopo un centinaio di metri, abbandoniamo l'asfalto e prendiamo un sentierino alla nostra sinistra che scende nel bosco. 
Il faggio, qui, non è segnalato, ma, alzando lo sguardo alla mia destra, lo individuo subito, alto e solenne, che svetta verso il cielo azzurro, dominandoci dai suoi 35 metri di altezza. Ai suoi piedi, una targa informa che la sua circonferenza è di 5,30 metri. Valeva la pena fare un po' di fatica per ammirare questo albero monumentale, dal fusto possente, di circa 200 anni, i cui lunghi rami, protendendosi verso l'alto, sorreggono una chioma dal diametro di 25 metri. Gli alberi mi hanno sempre affascinato fin da bambina, ma non so bene perchè e forse una vera ragione non c'è.




















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